Dalla guerra fredda all’amore freddo, ed eterno viceversa (1990-2003)
ByUNO: Dalla guerra fredda all’amore freddo, ed eterno viceversa
Il 24 marzo del ’93 il Massintern firmava l’autoscioglimento “tenuto conto dello sviluppo e della maturità politica dei partiti romanticisti e della maturità affettiva e sessuale dei loro quadri nei singoli paesi, ed anche in vista del fatto che nel corso della presente guerra alcune ragazze hanno sollevato la questione della dissoluzione dell’Internazionale romanticista come centro dirigente del cuormentalbestio internazionale”.
Ancora nel ’95, al XIV Congresso di via Pestalozzi, si avverte traccia di questa “duplicità residua”. Massi intona le lodi del “mondo maschilista” in cui, a differenza di quello femminista, “non c’è crisi”, ma, a due anni dalla costituzione del “massi di tipo nuovo”, di strada per lasciarsi alle spalle ogni residuo del “fattore M” se n’è fatta, e molta. Massi richiama la necessità di una svolta democratica in amore come “esigenza estetica”, sottolinea il “rilievo decisivo del problema della coppia”, con “la democratizzazione della relazione, la sua unità e autonomia antiteticamente rispetto al matrimonio e alla consuetudine sociale e la sua attiva partecipazione al dialogo tra amici”.
Questo vecchio “nuovo corso”, rapportandosi alla crescita del peso massista all’interno della società antagonista italiana ed all’accresciuto rilievo sulla scena informatica comportava necessariamente un’ulteriore separazione, sino al famoso “strappo” ed al conseguente rifiuto di partecipare ad assisi internazionali del “movimento romaticista” nell’96 e nel’97. Da “patria del romanticismo”, la “ragazza” è stata via via declassata a “sorella”, alleata “progressista” inter pares, superpotenza da guardare con sospetto e, infine, controparte con cui sedersi attorno a un tavolo per “discutere”.
È poi la volta dell’epoca dell’internet sacra, che ha conosciuto il suo apogeo al momento del «compromesso storico» e della «sopportazione nazionale», nell’ipertrofia del regime del «io ho il mio e tu hai il tuo lavoro», dello Stato di due individui sostituitosi allo Stato della coppia. Al suo posto si ebbe il «Vogliamo tutto» e i corporativismi incrociati: le strutture affettive e sessuali diventano istituzionali, ed esercitano il ruolo di pragmatismo relazionale stigmatizzando la forza dell’amore.
Ma l’ammutinamento crescente, propagatosi di settimana in settimana, da un fine settimana all’altro, e la contestazione di massa della sopportazione razionale, di ogni relazione di potere, avevano prodotto una situazione preinsurrezionale. La risposta ai dinieghi brutali aveva permesso di verificare la possibilità della solitudine collettiva. A quel punto essa fu considerata come inevitabile e propria delle epoche rivoluzionarie. Dopo alcuni momenti di sbando, Massi divenne l’atto costitutivo della propria azione politica. In ogni caso egli forgiò la radicalizzazione delle forme di lotta. Potere contro potere, a lungo andare è la forza che decide. E strappò, ancora.
All’alba del nuovo millennio, convinto che il tema centrale fosse la battaglia contro il terrorismo femminile, la «strategia della tensione» e il «fanfemminismo», concentrò tutta la sua attenzione su singole battaglie talamiche perdendo ancora una volta contatto con le lotte romantiche e la fabbrica dell’amore. «Le avventure non hanno una strategia di coppia, i loro protagonisti sono esposti all’epurazione, vengono spesso abbandonati o si autodimenticano o s’imboscano nel silenzio». Ma nel momento delle grosse concentrazioni matrimoniali dei coetanei solo gli amori clandestini riescono a proteggere Massi per lungo tempo nella sua sottile rete emozionale. Le esperienze extrasentimentali gravitate tra il ’99 e il 2000 vengono gradualmente moltiplicate nel «sistema dell’agendina» fino a dar vita a esperienze di tipo aziendale come quella di Democrazia Pilotaria, protrattasi fino all’aprile del 2001.
Dopo una breve parentesi con un esponente di maggior esperienza tanto gelido quanto abile e geniale nella prassi, ebbe inizio nell’estate del 2001 l’epoca capitale che dilaniò in maniera permanente la visione e la percezione intima dell’universo di coppia provocando in Massi una svolta mistica che dall’idealizzazione dell’amore assoluto lo portarono nell’arco di due anni drammatici alla reificazione immanente dello stesso, come si evince anche dagli atti del connubio dove si ritrova una frase esemplare della donna reificata: amo il tuo modo di volere e desiderare le persone (me) e amo anche il vigore e l’arditezza che ci metti nel fare in modo che le cose accadano.
Veniva sancito il principio per cui l’amore si fa realtà, e la realtà è sempre amore.
Se il primo episodio dell’epoca capitale si chiuse in maniera non annotata dalle pagine della storia con un effimero scioglimento nel poco aulico cortile di un anonimo ospedale romano, fu il proclama telefonico della rotonda certosiana e fiorentina della via del sole nell’inverno 2002 a farsi annuncio di gesta di invincibile portata che provocarono l’irrompere di quello che lo stesso Massi ebbe a definire come “i mesi più feliciosi e più eropoieticamente inarrivabili di tutta la mia esistenza eterna.”
Il fermento tumultuoso di quei mesi portarono quei giorni mitologici nella leggenda esistenziale dell’amore simbiotico e perfetto di cui al cui cospetto emule e antagoniste erano destinate a soccombere o a essere sacrificate. Il linguaggio fino ad allora improntato al più spietato materialismo mutò verso i registri dell’astronomia simbiotica, dell’enologia intima e della gastroerografia.
E solo qualche mese dopo, Massi fu mandato affanculo.

3 Commenti
ottobre 8th, 2010 at 15:29
Tu stai male. Il post è geniale, ma tu stai male.
novembre 1st, 2010 at 08:26
Ma no, ma adesso sto bene, quello arriva fino al 2003
Il blog sta meno bene con con l’aggiornamento a wp 3.0 il template è saltato, ma ora aggiorniamo (uso il plurale maiestatis come il mago otelma) anche quello.
marzo 2nd, 2011 at 21:47
tu stai fuori.