Giubbotto Massj

Allora, tu la inviti a cena, ma lei cena già con la sua amica al solito posto.
Allora vai a fare la spesa, vedi un mazzo di rose rosse e dici glielo porto con sorpresa al ristorante.
Ti accorgi di non avere una penna, e nemmeno un bliglietto, e compri anche quelli, ma al supermercato hanno solo le confezioni famiglia.
Puoi fare biglietti a sorpresa per altri 20 anni.
Compri anche due branzini. Con lo sconto del 20% sono assolutamente romantici.
In fila alla cassa la chiami.
Ti assicuri che sia in quel ristorante.
Lo è.
Ti assicuri che abbia il solito posto in fondo alla saletta del piano interrato.
Non ce l’ha, è di fianco alla porta.
Uffa.
Esci dal supermercato.
C’è il tuo scooter che ti guarda come un mulo di quelli che stanno per scalare l’himalaya con un geologo tedesco imbottito di (tanti) wurstel e (di più) crauti e birra (a fiumi) sulla groppa.
Come il mulo, il tuo scooter ti da del nazista.
Scrivi il biglietto per lei e lo metti in mezzo ai fiori.
Una busta della spesa la metti nel sottosella, una nel baule, sopra metti i fiori.
Ti avanza il casco del passeggero.
Lo leghi alla maniglia del passeggero di fianco.
Parti.
Dopo 500 metri in pieno rettilineo lanciato in preferenziale, il tuo scooter borbotta, si incupisce, mestamente rallenta e si ferma.
E’ spento.
I pinguini emigrati a Milano per godersi il freddo ti guardano.
Giri la chiave, schiacci il freno, premi il pulsante di accensione.
Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla.
Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla.
Benzina c’è. Batteria c’è. Olio c’è. I pinguini c’è.
Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla.
Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla.
Gnek, gnek, gnek, gnek, borbott, borbott, bru, bru, bru.
Ok, tiene il minimo. Partiamo.
500 metri e si ferma di nuovo.
Ripeti tutto da quando sono apparsi i pinguini, anzi da poco prima.
Ripetilo ancora due volte.
Tutto uguale? No, sono passati 40 minuti e magari lei è già andata a casa.
Evidentemente non è serata e pensi: in fondo a un solo chilometro c’è l’ufficio.
Porto lo scooter a spinte lì, solo una salita di mezzo, prendi i mezzi per casa, i fiori a domani.
Decidi di fare un ultimo tentativo per avvicinarti il più possibile all’ufficio.
Lo scooter parte subito e allegramente arriva fino quasi all’ufficio.
Bastardo.
Decidi di ritentare la via per il mazzo a sorpresa.
Vai, il tuo scooter che tu scelleratamente hai chiamato draghetto blu non ti tradisce.
Arrivi al ristorante giapponese.
Leghi lo scooter.
Tiri fuori il mazzo di branzini.
No, ti sei confuso.
Rimetti dentro i branzini.
Estrai il mazzo di rose rosse.
Imbracci i due caschi.
Sciogli i capelli.
Hai l’aspetto di un coglione, complimenti.
Ti dirigi verso la porta ed entri.
E’ lì.
Ti chiede sbiancata cosa ci fai lì.
Le dai i fiori.
Le mandi un bacio con la mano.
Stringi la mano alla sua amica.
Esci.
Mentre ti senti orgoglioso del gesto eroico senti un certo freddo alle palle.
Poi anche alla pancia.
La cerniera lampo del giubbotto si è sganciata da sotto. (vedi immagine freccia in basso).
Inoltre, la cerniera lampo si è incastrata in alto (vedi immagine freccia in alto).
Il tuo giubbotto ti comunica di essere diventato una mantellina e esige di essere colorato di rosso.
Lo mandi affanculo e sali sullo scooter sfidando il gelo.
Arrivi a casa.
Come scendi dallo scooter scopri di essere incinta di un pinguino.
Prendi la spesa e sali a casa.
Lo sbalzo di temperatura tra la strada e l’androne ti fa scoppiare la vescica.
Devi assolutamente pisciare.
L’ascensore è all’ultimo piano.
Ti balli le gambe.
Sali in ascensore.
Il giubbotto è bloccato e ti riballi le gambe.
Entri a casa col giubotto bloccato, la vescica che scoppia.
Parcheggi i brazini e ti trasli in bagno strappando i jeans.
Pisci, seduto, col giubbotto.
Vorresti farti vedere da tua madre per tutte le volte che ti ha detto: vestiti che prendi freddo e non farla fuori dalla tazza!.
Se hai un blog, fai una foto al giubotto da postare.
Se non lo hai, partorisci il pinguino.

Se qualcuno compra un fiore per te, sotto sotto è il tuo piccolo eroe.