Ieri mattina ho fatto una colazione a sorpresa riuscitissima per Deborah, e rimettendo a posto…

…ho appoggiato sopra il frigo il dosatore dello zucchero che dapprima ha leggermente oscillato e poi per forza centrifuga è mestamente rotolato verso il bordo del precipizio fino a schiantarsi per terra.
Soluzione: passare la scopa e mettersi l’animo in pace.

Ieri sera di ritorno a casa con entrambe le mani occupate, una con la valigietta da sommelier, una con le chiavi e l’altra con alcune lettere, apro col migliolo la porta dell’ascensore e in questo gesto mi cade per terra il mazzo di chiavi che comprende: due chiavi della porta di casa, chiave del palazzo, chiave del vano spazzatura, chiave della cantina, chiave della buca delle lettere, chiave del cancello del box, chiave del box, portachiavi a forma di M e chip elettronico per l’ingresso in palestra. Il mazzo, pur avendo un considerevole peso e una forma non certo superficiodinamica, e pur trovandosi a circa trenta centimetri dalla cabina dell’ascensore, scivola per inerzia a lungo sul pavimento e si infila proprio nel crepaccio tra la cabina e la soglia del pavimento precipitando tragicamente nel buco nero che c’è sotto tutti gli ascensori.
Soluzione: essersi previdentemente fidanzati con largo anticipo, giacché in tal maniera si riesce ugualmente a entrare a casa, dove si prende una gruccia di ferro, la si snoda tutta e la si fa diventare una pertica dritta con gancetto finale, e dove quindi ci si attrezza con una pen light e si scende al piano terra per vedere se le chiavi si scorgono volendo poi recuperarle con questa pertica improvvisata. Puntando la luce nella fessura e scoprendo piacevolmente che le chiavi sono in vista, quantomeno un bordino della M, si scopre anche, amaramente, che la pertica è troppo corta per arrivare al fondo della fossa dell’ascensore, che è profonda almeno un metro e mezzo. Perciò si ritorna a casa, si snoda un’altra gruccia e la si intreccia con la prima per farne la prolunga, si riscende giù e armeggiando nel crepaccio 10 secondi si ha la fortunella di agganciare subito l’anello delle chiavi: si tira su delicatamente e le si estrae dalla fessura.

Questa mattina, in piazzale lotto c’è solita coda che non ci passi nemmeno con lo scooter, il tipo in macchina dietro di me mi tampona da quasi fermo, sento lo scooter spinto in avanti. Con lo sguardo vedo che mi ha fatto un graffietto sul posteriore, quindi faccio cenno che accosto, perché come succede in questi frangenti, le persone civili valutano un attimo la situazione e decidono se accordarsi per la constatazione amichevole dei danni.
Come io accosto, scatta il semaforo e il tipo riparte! Cioè, come fai a pensare di scappare da uno scooter in mezzo al traffico di milano??? E infatti lo inseguo agevolmente e al semaforo successivo mi accosto, incazzato, e gli dico di fermarsi per fare la constatazione amichevole e questo mi fa il gesto di scrivere e scappa di nuovo. Altro inseguimento, peraltro fuori percorso per me, altra coda, questa volta gli urlo proprio al finestrino e allora lui e la tipa dietro abbassano i finestrini e iniziano a urlare versi incomprensibili e allora capisco che sono entrambi handiccapati verbali perché non si capisce nulla di quello che dicono, salvo che sono di un’aggressività estrema e cattiva.
Ora mi chiedo: con tutto il massimo rispetto per gli handicap e per le diversità, ma se qualcuno ha dato la patente a questa persona, immagino che l’abbia ritenuta idonea a guidare un auto con annessi e connessi, compreso il fatto che se fai un incidente devi per legge fermarti a constatare se ci sono danni, ma ancora prima dei danni, se ci sono feriti.
Non fermarsi è un reato penale punito col carcere. Ora non è che avere un handicap ti esonera da questo. E sicuramente non con me, che non ho mai compatito nessuno e che ho sempre trattato tutti come persone normali nel limite del buon senso. Sono proprio tentato di sporgere denuncia anche se il danno è ridicolo.

Questa sera torno a casa e per un soffio non intercetto la fotocellula del cancello del box che si stava richiudendo. Allora come al solito prendo il telecomando ma il cancello non si apre, non reagisce. Quindi scendo dallo scooter e provo ad aprirlo con le chiavi, si tratta sempre del comando a chiave per azionare l’apertura automatica: nulla. Non c’è altra maniera di aprire il cancello. Nulla, bloccato.
Soluzione: visto che il condominio dov’è il box non è il mio ed è già un pochino tardi per disturbare la custode, decido di parcheggiare fuori in attesa che torni qualcuno del condominio e risolva la cosa. E infatti così avviene, qualcuno fa qualcosa e dal balcone di casa vedo il cancello che riprende a funzionare.

Abbiamo terminato o no con queste contenute crepe nel ragionevolmente sopportabile accadere delle cose (fenomeni noti anche come piccole sfighe e inaspettate scortesie)?