Abbiamo pazientato 40 anni, ora basta!
Pubblicato da Massj il 07 Marzo 2007 alle 14:30 in Vino

Come ho già scritto su Rexbibendi:
Tra i colleghi del corso sommelier appena terminato c’è il simpaticissimo e bravissimo alberto che magari non si ricorda tutti i 10 vitigni della puglia, ma ha un’esperienza di bevute spaziale e ieri ci ha tirato fuori questo gioiello assoluto: un Anghelu Ruju del 1967, 40 anni di vita ma senza alcun capello bianco. Unico problema il tappo saldato al collo, purtroppo è finito dentro, abbiamo filtrato.
Era uno vino splendido, limpidissimo e vivo, di colore tra il granato e il marrone del nocino, quasi viscoso. Al naso molto intenso, ampio, con in primo piano speziato, etereo, fruttato ma ancora delle note floreali e profumi ulteriori non categorizzabili. Una serie infinita di riconoscimenti, di primo acchito cioccolato, tabacco scuro da pipa, cuoio, un po’ smalto e un po’ lacca, e poi emerge e domina la frutta secca come noci, mandorle, nocciole, fichi secchi, fiori rossi appassiti e lasciati per 40 anni dentro un libro, un fondo costante di pane e sapa che è una pasta di mosto cotto, buccia d’arancia candita e uva passa che si fa in sardegna.
In bocca poi c’è l’apoteosi, dolce, calco e morbidissimo, ma il dato eccezionale è la freschezza che c’è ancora, netta, e che ci fa capire che questa bottiglia poteva andare avanti ancora per tantissimi anni. Un vino robusto, equilibratissimo, eccellente nell’intensità, nella persistenza e nella qualità, assolutamente armonico, nel pieno della maturità, qui siamo sicuramente sopra i 90 punti, conoscendone al longevità darei un 94/95 anche per le emozioni che suscita.
Abbinato col diversi cioccolati, dal 55% in sù, abbianamenti sempre armonici e con ognuno offriva dei giochi diversi che evolvevano in bocca anche per minuti, in un continuo rimbalzo tra dolce e amaro.
Estasiati e incantati.




























daiiii! che bella cosa. Adoro l’anghelu ruju, ma di 40 anni doveva essere sublime.
Beh c’è una differenza abissale, non l’avrei mai detto neppure con 3 corsi di sommelier alle spalle che un anghelu ruju potesse diventare così. Un motivo in più per comprarne uno e aspettare con pazienza.
Mi sa che ne compro uno da aprire ai 18 anni di gabriele e uno per la sua laurea.
Che zio tenero!
mio padre che dovresti conoscere perche’ ha la tua stessa passione per l’enologia, ha messo da parte una malvasia del 1974, anno della mia nascita, che ha aperto il giorno della mia laurea…e una bottiglia del 77, anno di nascita di mio fratello, che aprira’ il giorno della sua laurea. Io non ricordo se questa malvasia fosse tanto buona perche’ quando l’ho bevuta ero gia’ ubriaca quindi potevano darmi anche mastro lindo e sarebbe stato uguale.
Ricordo invece benissimo una bottiglia di Turriga, invecchiato di non ricordo quanto, ma tanto, che al primo sorso mi sali’ alla testa. Credo sia stato uno dei vini piu’ buoni che abbia mai bevuto.
deve essere stato come assoporare la compagnia di una bella quarant’enne…. esperienza, spessore e sopratutto tanto calore o maeglio colore
Eh, come lo capisco.
E’ anche vero che fare vini che maturano e migliorano nel tempo è un arte, e altrettanto un’arte è saperli trovare, capire quello che potranno dare e aspettare, aspettare, aspettare… io sono solo un appassionato dilettante in questo.
Il rischio di aprire una ciofeca di 30 o 40 anni è altissimo, al massimo puoi sbagliare due volte nella vita.
Complimenti Massj per il livello di preparazione raggiunto. Almeno così traspare dalle tue parole. Spero un giorno di poter (ri)assaggiare un Anghelu Ruju anche recentissimo.
Che il commissario di esame ti ascolti!